Diario ruvido - Fermo (inedito del 1998)

Sogno di un' ombra che come una spirale s' avvolge attorno a me, sfiorandomi gelida il volto: mi vuole uccidere, ma ancora non so come, sento le sue lunghe dita sul mio collo, rabbrividisco e dalla gola comincio a sanguinare, le dita dell' ombra sono lame che delicate mi accarezzano sempre più a fondo, quasi mi si stacca la testa, quand' ecco mi sveglio. Apro gli occhi e presto me ne pento: nel buio della mia stanza scorgo una figura, ne vedo il contorno nell' ombra, vorrei dormire, vorrei che fosse ancora un sogno, ma sono sveglio e tremo del suo volto così vicino a me. La figura sta in piedi accanto al mio letto, chinata sul mio volto, tanto che ne sento chiaramente il respiro come una brezza di morte sulla mia fronte. Si è terribilmente avvicinata, appena destato l' avevo scorta a fatica, là appoggiata al muro, non l'avrei vista se non avessi concentrato tutta la mia attenzione su quell' agolo lontano, e adesso eccola già qua, il suo viso quasi a contatto col mio, a fissarmi con quegli occhi completamente azzurri, anche la parte che dovrebbe essere bianca, un azzurro spettrale che mi fissa gelandomi. Cosa vuole, mi ucciderà, posso esserne certo, ma ancora sta ferma a guardarmi nel silenzio della notte, a respirare con un sibilo acuto, lentamente. Ogni tanto, senza mai muoversi o distogliere lo sguardo dei miei occhi terrorizzati, soffia delicata sulla mia faccia, un soffio polare, lunghissimo. Non fa più niente per un po', sono bloccato dall' angoscia, poi ricomincia con un altro soffio infinito, mentre quegli occhi tremendi mi sussurrano canti di morte. Attendo, con enormi blocchi di ghiaccio nella gola e nel cuore, il momento in cui mi sferrerà il suo colpo mortale, sto quasi in apnea e se non mi ucciderà rapida entro breve morirò dell' attesa. E invece no, tutta la notte la figura mi fissa, senza più muoversi, né pronunciarsi, repiro stridente e lenti soffi ogni tanto, è ricurva sulla mia immobile paura, mi sento su un burrone di sangue, ricolmo d' inquietudine, giungo al mattino, non so più che fare.
Vorrei tanto riuscire ad accendere la luce, oppure (e sarebbe ancora meglio) sollevare la tapparella, spalancare la finestra, magari fuori il mattino è fresco e assolato, tutto questo mi caverebbe da questa terribile situazione di brivido statico. E invece sono nel buio, nel buio più completo, l' unica cosa che riesco a vedere è quel volto così vicino, o meglio quegli occhi spietati dai quali non ho mai distolto la mia attenzione, percepisco a malapena i contorni del suo viso, che non focalizzo, non colgo invece alcun altro particolare della faccia, né naso, né niente, tutto è sfumato e confuso nel nero inquietante. Dentro di me, nella paura più agghiacciante, della quale sono ricolmo anche attorno al cuore che non ha più spazio per battere, in un angolo del mio spirito trova spazio anche un profondo odio per quella porta della camera chiusa senza spiraglio alcuno, per la lampadina spenta, per la finestra malvagia che mi nega una luce di cui ora tanto la supplico. Staranno così, a divertirsi della mia situazione disperata, resterò fermo tutto il giorno ed anche la notte successiva, mi sarebbe davvero impossibile compiere anche il più piccolo gesto, la figura sopra di me mi tormenta e mi soffoca, facesse qualcosa lei, anche fosse l'atto che mi producesse il dolore più insopportabile del mondo, farei qualcosa anch' io, ma questo guardarmi è una prigione da cui non potrò mai evadere, sono bloccato dal suo stare immobile, il mostro si prende gioco di me. Quante ore saranno passate, quante? Fuori sarà pieno giorno, mi viene da pensare che forse una luce, perlomeno quella di una lampadina, potrebbe incrementare la mia pena, mi troverei nella stessa situazione, solo che il mostro potrebbe parermi ancora più spaventoso, soprattutto se, dalla finestra aperta, entrasse la triste realtà d' una giornata grigia e piovosa. Mi rendo conto, però, che accetterei qualsiasi situazione che in fondo possa variare l'immutabilità terribile di questa... e se fuori ci fosse un bel Sole! Finestra crudele! Ad un tratto, però, pur restanto concentrato sull' azzurro sguardo che mi uccide, avverto come se qualcuno stesse entrando nel mio appartamento, sì, sento la chiave girare nella serratura! Mi viene in mente che sarà di certo la donna delle pulizie, come avevo potuto dimenticare che sarebbe venuta? In questo momento lei è come un miracolo per me, entrerà senza dubbio nella mia stanza, accenderà la luce, solleverà la tapparella, mi vedrà, nella mia sciagura, urlerà, scapperà, la tortura su di me mi ucciderà, non lo so, ma qualcosa di certo accadrà e questo mi basta per scorgere una goccia di speranza in mezzo a tutta la melma d'angoscia che mi soffoca da tempo. Sto attento, voglio capire se la creatura si sta muovendo, se sta reagendo ai passi della donna che si avvicina, voglio intravedere anche il minimo cambiamento nella luce d' incubo del suo sguardo... niente, avverto la porta della stanza aprirsi lentamente, ma quell' essere non accenna alcun movimento, di conseguenza neanch' io. L' apertura della porta non ha recato nuova illuminazione alla camera, poco male, l'inserviente non accende la luce, per questo la voglio rimproverare, ma l'attesa durerà poco, giacchè si dirige direttamente alla finestra. La sento distintamente tirare la corda della tapparella, sì la sta sollevando, ha chiaramente spalancato i battenti, ma nulla, con mio enorme stupore e spavento, vedo cambiare nella scena: c'è lo stesso buio di prima, il volto su di me rimane avvolto in un alone d' oscurità, imperterrito mi fissa come sempre. Starei per piangere nell' immobile, disperarmi in silenzio, ma l' urlo della donna rende meno tragica la scena. Godo, mi rotolo nel piacere mentre quel grido riempie la stanza e lentamente si spegne, sì, sarò pur sempre al buio, ma qualcosa è successo, e, malgrado né la figura né io mutiamo posizione, sento in cuor mio che quell' avvenimento ne richiamerà altri, le cose cambieranno. Sta infatti correndo, la domestica corre verso il telefono, avverto beato, nella mia inquietudine, il tintinnio della cornetta che si solleva. Non capisco chiaramente cosa la donna stia dicendo, ma ora almeno ho un motivo tutto mio per non muovermi: oltre che a causa della crudeltà della belva che m' osserva (e il mio timore nei suoi confronti non è certo diminuito), posso stare immobe per attendere che la situazione si sviluppi da sé, non devo fare niente, solo aspettare paziente che accada qualcosa, e qualcosa adesso certamente accadrà. La donna delle pulizie aspetta con ansia, non torna più da me, ma la sento camminare per la casa senza fermarsi, marca i passi, non si calma, fa un' altra telefonata e attende impaziente. Dopo alcuni minuti sento una sirena arrivare senza dubbio fin sotto casa mia, suonano il campanello, arriva della gente, mi sento eccitato, continuo a fissare al solito modo la figura su di me, ma ora vorrei schernirla, -Cosa credi di fare adesso?- le chiederei se mi fosse possibile, -arriva gente, come vedi non puoi più star lì così senza muoverti, ti prenderanno via, ti studieranno, uccidimi, se vuoi, fallo ora, sto ridendo di te.- Ma la sua espressione malvagia non muta, -Come vedi invece io me ne sto immobile, e non mi muoverò mai, non mi interessa nulla di chi arriva, non mi è difficile fare quello che faccio- sembra rispondermi. Entrano tutti nella mia camera buia, vorrei parlare, salutare tutti quanti, ma capiranno che non mi è possibile finchè l'ombra è su di me, tanto più adesso che mi conviene aspettare e lasciare che siano loro ad agire e liberarmi dall'impiccio. Non vedo cosa accade, concentrato sugli occhi che m'osservano, ho la rimanente visuale occlusa da quel volto di notte sfumato così vicino a me. Vorrei muovermi, aiutarli nei loro compiti, in tutto ciò che mi stanno facendo, ma mi rendo davvero conto che se il mostro non si muove non mi muoverò mai neanch' io, la mia condizione è tremenda, tremenda davvero, bloccato dal terrore, fissato da uno sguardo crudele, m' arrendo al volere del mio dominatore, immobile accetto di essere rinchiuso con lui nella bara, per sempre ci guarderemo a questo modo, non posso nemmeno piangere.

Nessun commento: