Diario ruvido - Pugni

Da piccoli i pugni avevano fascino. 
Facevano il ciocco tonante delle sberle di Bud Spencer e Terence Hill, quel simpatico suono di mucca che schiaffa la coda su un divano di pelle. 
E McGyver con un pugno ben assestato riusciva a far addormentare chiunque e i pugni erano l'inno alla non-violenza, un surrogato del sonnifero, no pistole. 
Poi cresci (si fa per dire) e in un atto di gogliardia urli "AFFROCIO!" a un passante.

Peccato che non mi fossi accorto del semaforo a 50 metri di distanza. Io sono sul sedile del passeggero e Stefano, colui che guida, è famoso per non avere mai infranto alcuna regola - scritta e non.
Così ci tocca fermarci e l'energumeno che ho simpaticamente apostrofato non deve aver preso in simpatia la mia esclamazione dato che corre come un ippopotamo verso di noi.
Non faccio nemmeno in tempo a tirare su il finestrino che quello mi è già arrivato accanto e comincia a saccagnarmi di pugni.
E Stefano aspetta paziente il verde che finalmente arriva, ora che il rosso del sangue ricopre la mia faccia.
No, oggi i pugni hanno un altro sapore.

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