Diario ruvido - Politica

Oh, a me il primo articolo della costituzione è sempre stato sulle balle. 
Repubblica democratica fondata sul lavoro? 
Che tristezza. Che grigiore. 
Il lavoro? Per forza siamo un popolo di lavativi cazzoni. Come quando papà e mamma ti dicono solo "lavora", "trovati un lavoro serio!". Per forza il figlio cresce punk. 
Bastava metterci "E' una repubblica democratica fondata sulla cultura". 
Quanto sarebbe stato bello? Quanto sarebbe stato diverso?

E per restare in tema di politica, "Ha semplicemente detto quello che pensano tutti". 
Frase che si sente spesso in radio, in tv per giustificare certe uscite dei politici. 
Quindi sta passando il concetto che dire quel che pensano tutti fa figo? No. Non fa figo. 
Dire quello che pensano tutti fa pecora. Dire quello che non pensa nessuno, questo è figo.

Tutto questo non perché la politica mi interessi qualcosa, anzi.
La politica è il peggior argomento di cui si possa parlare: avvilente, noioso, banale. Inutile convincere qualcuno delle proprie idee politiche, è solo una snervante perdita di tempo. Che si parli di cultura piuttosto, questo è il campo di battaglia. Se tutti guardassero Kubrick invece che Muccino, se tutti leggessero Sclavi invece che Moccia, fidatevi che tutti, politicamente, saprebbero cosa fare.

Comunque. Mi è venuto in mente di parlare di politica perché ieri l'anarchico di un certo gruppo anarchico mi parla degli anarchici di un altro gruppo anarchico. 
"Saranno anche belle persone, ma non fanno iniziative politiche". 
"Non fanno cosa?" 
"Iniziative politiche". 
"Ah". 
"Sì, a livello umano niente da dire, ma politicamente stanno a zero". 
Mi sfugge qualcosa, ho bisogno di un dizionario.

E chiudo con questa.
Il voto dovrebbe essere come le braghe che ti danno una settimana di tempo per capire se ti va bene e riportarlo indietro. 
"Senta, scusi, pensavo fosse la mia misura ma ho capito che mi sta di merda".
Cambierebbero molte cose.
 

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