Diario ruvido - Miracolo numero 40 (racconto rivisitato da "Oniriche")

A sentirne le bestemmie non direste che è un prete.
Questa mattina è molto creativo e ne inventa di nuove. Sapete, all'alba si dorme meglio. E' il momento in cui ci metti un attimo a riaddormentarti. Il primo sole, quello tenue e delicato, ti culla e ti chiede aspettare. Aspetta, dormi ancora un po'. Oggi no. Oggi bisogna alzarsi. Subito in piedi e darsi da fare.
Gregorio, così l'hanno chiamato, se ne sta col pancione all'aria, sprofondato nel materasso. Biascica qualcosa, sono bestemmie. Le scandisce lente, ne assapora il gusto eretico. Sempre più lente e meccaniche, per far capire a quel Dio là, quello che gli dà il pane, che ora come ora ha cambiato partito e va dietro a Morfeo. Morfeo se lo prende, la realtà diventa sogno e Gregorio richiude gli occhi per cinque minuti di sonno blasfemo.

Cinque minuti dopo è di nuovo da capo. Bisogna alzarsi e farlo adesso, che se non prende una decisione si riaddormenta ancora e finisce che fa tardi. Tempo pochi secondi e deve essere già in piedi, pronto, vestito, operativo. Stiamo scherzando? Non gli sembra possibile. Vede se stesso alzato, in piedi davanti a lui e lo insulta. Cosa ci fai lassù? Torna a letto, datti cinque minuti, dormi servo!
Sta pensando a una nuova religione. La religione della coperta. Com'è bella la coperta! Un Dio che ti abbraccia, che dorme con te, ti scalda e non ti chiede nulla. Una lavatina ogni tanto, un pellegrinaggio alla lavatrice e poi il profumo che non è incenso, ma bucato, quello buono. Si arrotola tutto, si stringe la coperta sotto i gomiti e la tira coi piedi, si appallottola nel suo Dio concedendosi un solletico alla schiena, una carezza calda che fa dormire bene.

Cinque minuti dopo è di nuovo da capo. Basta, c'è da levarsi su. Pensa all'altro prete, a Marino. Pigro! Fiacco! Grasso! Sono tutti aggettivi che potrebbe rivolgere a se stesso, ma in questo momento sono per il collega. Brutto sfaticato flaccido e arrogante! Pigro! Grasso! E' Marino, settant'anni suonati. Vecchio arrogante lardoso e pigro! Grasso! Flaccido! Ecco, si è scelto il suo demonio. Ogni religione che si rispetti ha i propri cattivi e la sua prevede quel vecchio sfaticato di Marino. Quand'è che crepi, Marino? Quando? Io e la mia coperta staremo benissimo senza di te. Vade retro Marino, vattene! Ripete gli insulti combinandoli in modi sempre diversi, come un mantra, una cantilena. Si mette a pancia in giù e affoga le invettive nel cuscino, lo gonfia col respiro caldo, riempiendosi la faccia col suo fiato che gli concilia un sonno profano.

Cinque minuti dopo è di nuovo da capo. Si concentra, si decide una volta per tutte, compie uno sforzo olimpico per mettersi a sedere, s'infila le pantofole e guarda le scarpe, disgustato. Fra poco bisognerà metterli, quegli strumenti di tortura, ma prima c'è il bagno.
In una scala etica delle acque dove il gradino più alto è rappresentato dall'Acqua Santa, questa che gli bagna la faccia si trova al pianterreno. Acqua gelida che brucia sulla guance con tutte le braci di un risveglio traumatico. Nella testa pulsa ancora la sbornia feroce e se il vino è il sangue di Cristo, Gregorio ha dissanguato il Messia ieri sera, bevendosi anche il succo di qualche profeta.
Si trascina al tavolo, appoggia la moka col caffè vecchio di un giorno. Avverte la nausea e rinuncia alla colazione, che basta niente per scatenargli lo stomaco. I succhi gastrici hanno un sapore più cattivo stamattina, una punta di Marino, l'altro prete, che rincara la dose dell'acido fin dietro le tonsille.

Marino è il prete di Roccasanta da sempre. Un cerchio di case, Roccasanta, dentro un cerchio più grande di monti. Montagne dappertutto, trafitte da una valle in cui si è formato questo laghetto di mattoni neri, con un prete di cui nessuno ricorda il predecessore. Fino ai sessantacinque Marino se li portava a spasso su tutte le cime, i fedeli, li faceva sputare dalla fatica e per tutto il cammino gli guardavi la schiena. Poi tutti gli acciacchi in una volta e gli hanno mandato un aiuto.
Marino voleva un giovane, uno da impiantare quassù come diceva lui, da far crescere storto o dritto a seconda del necessario, un legnetto verde da irrobustire con acqua e concime. Gli hanno dato Gregorio, vecchio pure lui. Sessant'anni, va bene, dieci di meno, ma un fisico guasto e gli occhi spenti. A non chiamarlo vecchio c'è da confessarsi per falsa testimonianza e via con le preghiere.
Subito a beccarsi, i due preti, una lite in fila all'altra, sempre a rinfacciarsi i compiti, a scaricare sull'altro i doveri da sbrigare. E' qui da due mesi, Gregorio, sufficienti per entrambi a rimpiangere l'idillio di tre mesi fa.
Come tutti gli anni, la prima domenica di maggio c'è la ricorrenza più sentita di Roccasanta. Tutto il paese va su, alla Madonna Dei Fiori, una piccola statua nel fitto dei boschi. Si saluta la bella stagione, che qui arriva tardi. I maglioni sono tutti a portata di mano e il caminetto non è ancora abbandonato.

Gregorio non voleva andarci, lamentandosi del dolore che gli tormenta i piedi. Troppo grasso lui, troppo piccoli i piedi. Due piedini taglia quaranta oppressi dal peso di quell'omone. Così è da tempo che li cura, che fa bagni e impacchi, ma nessuna soluzione gli consente due passi distesi. Figuriamoci andare fin lassù, alla Madonna Dei Fiori! Nemmeno l'inquisizione degli anni d'oro glielo avrebbe imposto, ma Marino, lui non ha sentito ragioni.
Marino ha appena fatto il giro delle benedizioni, perciò questa fatica tocca a Gregorio. Da quando si è in due, Marino ha deciso che i turni dettano legge su tutto. Se uno ha fatto una cosa, l'altro deve fare la successiva. Non ci sono mali, scuse, ragioni che tengano. Si va coi turni, è la legge dell'alternanza. A nulla sono valse le crisi di Gregorio che davvero pensava a questo giorno come al Supplizio Universale: Marino si è fatto le benedizioni, Gregorio si becca la scarpinata.

Sta seduto sul letto, vestito, pronto. Tiene gli occhi serrati, respinge gli ultimi attacchi di nausea. Adesso viene il difficile. C'è da mettersi le scarpe. Se solo potesse indossare quelle vecchie, quelle sgualcite che usava in città! Ricorda le sue passeggiate nel centro, intorno alla sua amata parrocchia. Saranno anche brutte, quelle scarpe, ma sono le uniche con cui cammina bene. Le aveva comprate giù nel capoluogo e quando le indossa gli sembra di essere di nuovo là, si concede di sognare e ritrova i palazzoni vecchi, il Duomo, i parchi con le panchine. Passeggiare con quelle è un tuffo nel passato, nel suo mondo senza salite e senza boschi, tra i fedeli pacati e pigri di città. Altro che questi montanari testoni e mattinieri!
La tortura è doppia perché Marino gli ha imposto di usare le scarpe buone, quelle da messa che ha comprato quassù. Sane, integre, strette. Dice Marino che è l'evento più importante di Roccasanta, che bisogna presentarsi davanti alla Madonna e non vogliamo che un prete si mostri a lei con le scarpe bucate.
Gregorio le prende in mano, le osserva, prova ad allargarle con le dita. Il solo pensiero di camminare per ore lì dentro gli procura un male fisico che lo fa quasi piangere. Allenta i lacci, fa per infilarle, ma subito rinuncia e le getta contro il muro. Stiamo scherzando? Già gli si chiede di alzarsi all'alba, mentre l'altro resterà a dormire fino a mezzogiorno. Già gli si chiede di fare chilometri in salita, proprio lui che ha male ai piedi. E adesso dovrebbe anche aumentare il tormento con le scarpe strette?
Cammina Gregorio, vedrai che smaltisci e i piedi saranno più contenti anche loro!”. Così dice Marino. Lui, che è ancora più grasso e pesante. Che dimagrisca lui, che non ha neppure i piedi piccoli, che può camminare quanto vuole senza soffrire!
No, questo è troppo. La Madonna comprenderà la scelta di Gregorio, non si scandalizzerà certo per qualche scucitura nelle suole. Dopotutto Gesù Cristo suo figlio si presentava davanti a lei scalzo tutti i giorni, viva Cristo!
Verrà il tempo per le scarpe belle. Ma prima bisogna che prendano la forma, che si adattino. Col tempo ci sarà sollievo anche quassù. Ma intanto si vive di ricordi e le scarpe vecchie andranno benissimo.

Si vergogna, Gregorio. Le infila senza guardarle, le sue amate scarpe rotte, il simbolo della sua disobbedienza, della sua debolezza. Le calza in un istante, guardando di là, come inorridito da ciò che sta facendo.
E' in piedi finalmente, scaccia i sensi di colpa, che tanto nessuno se ne accorgerà: chi vuoi che badi alle scarpe di un prete?
Esce di casa con l'ultima bestemmia, l'ultima che gli è concessa prima di presentarsi al paese. Già i primi passi sono un tormento, ma la sbronza si sta dissolvendo d'un colpo e Gregorio si concentra su questa piccola vittoria, sulla testa finalmente leggera e lo stomaco tranquillo, distraendosi dai piedi e dal dolore che viene da lì.
Arriva in piazza dove lo aspettano i vecchi e le famiglie: ci sono già tutti. Tutto il paese è pronto a partire, si respirano un fermento e un'allegria che dovrebbero essere vietati a quest'ora del mattino. Manca solo Marino, quel maledetto! E' rimasto sotto le coperte, il maiale, a gustarsi un sonno ancora più lieto sapendo che lo sta rubando al collega. Gregorio è cupo, dannatamente irritato, e potesse farlo li prenderebbe tutti a botte, questi montanari devoti.
Avverte subito un ché di fastidioso nell'aria. I primi saluti sono freddi, sente un distacco inquietante. Che abbiano notato le scarpe? Pretendevano davvero che si andasse eleganti per i boschi? Eppure è proprio questa la sensazione. Ma no, Gregorio, stai calmo. E' tutta una tua fantasia, sei tu che ti senti inadeguato. Stai proiettando sugli altri le tue paure, non vedi come ridono i bambini, non vedi le mamme e i nonni che scherzano con loro? Non ti preoccupare, Gregorio, qui c'è gente con più stracci di te. D'accordo, bisognerebbe dare il buon esempio, ma l'unico che si cura di queste cose è Marino ed è a letto il maiale!

E' il momento, si parte. Per uscire dal paese bisogna passare davanti alla casa di Marino e questa è la prima piaga. Se si fosse svegliato? Se venisse giù per salutare? In quel caso si accorgerebbe delle scarpe e dopo chi lo sente più? Sereno Gregorio, sereno. Marino dormirà. Ha imbastito tutta questa tortura per starsene a letto, vuoi che venga giù a quest'ora?
La tensione sale, il cuore batte forte. Dormi Marino, dormi! Non venire giù bestia, che se dovevi alzarti potevi andarci te nei boschi. Sogna Marino, sogna un bel Giudizio Universale e mi raccomando: mettiti tra i dannati.
Il passo aumenta, la comitiva sta per passare davanti alla casa del prete e Gregorio vuol togliersi il dente più presto che può. Ma eccolo lì Marino, eccolo paffuto e sorridente sulla soglia!
Se ne sta immobile, con le braccia dietro la schiena e il pancione bello in vista. Gregorio è rosso dalla vergogna. Studia lo sguardo del rivale ed ecco, ecco che gli spia le scarpe! Brutto sadico inquisitore, è venuto giù apposta! Ha puntato la sveglia solo per venire giù a vedere se Gregorio gli ha obbedito. Uomo di poca fede, bestia! Gliele studia per bene, le scarpe, le scandaglia con gli occhi a palla. Sparisce il sorriso e si fa severo come il Dio della Bibbia. Incrociano lo sguardo un attimo, quanto basta a dirsi tutto quello che c'è da dire.
Cane, hai disobbedito! Cos'è, si va dalla Madonna coi buchi nelle scarpe? Vile prete senza un Dio che non sei altro, se torni vivo da lassù ti ammazzo io col bastone!”
Ecco cosa c'è negli occhi di Marino. Gregorio fila via, sguardo basso e guance in fiamme. “Mai visto Marino così arrabbiato. Vado su e mi butto in un burrone. Chi lo sente questo qua? Maledetto ipocrita, duemila anni fa saresti stato il primo a crocifiggere Cristo, li conosco quelli come te: tutte belle parole e apparenza, più ladro degli altri. Con te al posto di Giuda i romani risparmiavano 29 denari, che a te bastano i soldi per il caffè per ingiuriare un compagno”.

Ecco il male salire dai piedi e arrivare alla testa. Ecco il dolore acuto, le fitte, il tormento. Altro che Via Crucis, qui si riscrive il Testamento. Gregorio sente più dolore del solito, questa mattina. Si è appena entrati nel bosco e non ne può già più. Possibile che anche le sue amate compagne, le sue fedeli scarpe di città, l'abbiano tradito? Mai patita una tale agonia. Che sia Dio, lui in persona, a farlo soffrire? Una punizione per il poco rispetto portato alla madre? Forse bastava mettersi le scarpe buone, quelle strette. Avrebbe evitato tutto questo. Niente rimproveri di Marino, nessun tormento divino. E invece no, ha voluto fare di testa sua. Così si becca il castigo del Signore per questo peccato, un dolore sovrannaturale e insopportabile.

Come se non bastasse, si aggiunge lo scherno. Più si sale più Gregorio ha l'impressione che tutti ridano di lui. E' davanti, non sente i discorsi che fanno. Ma ogni voce, ogni parola, ogni risata gli sembra rivolta alle sue scarpe.
Sta impazzendo? E' il dolore che lo fa diventare matto? Sì, sì, parlano delle scarpe. Ridono tutti. I bambini più degli altri. Gregorio, ti stanno giudicando. Indicano i buchi, le suole scucite, si fanno beffe di te. Ascolta Gregorio, ascolta! Come parlano, come ridono! Ti distruggono, ti ammazzano. Via Crucis, è tutta una Via Crucis. Datemi una croce! Datemi la frusta! La corona di spine, cosa darei per una corona di spine! Tutto sarebbe più sopportabile di queste ingiurie e di questo dolore. Cristo, tu che ne sai? La chiami sofferenza la tua? Tu hai chiuso in bellezza, un bel miracolo e tutti a casa. Io ben che vada chiuderò con la strigliata di Marino.
Più li sente parlare più accelera. Non gli importa più nulla dei suoi piedi. Li sfiancherà tutti, quei montanari, dovranno risparmiare il fiato. Nessuna parola, tenete i polmoni per la salita!
Ormai si corre. Le vecchie fanno fatica a star dietro. Non parla più nessuno, si sente solo ansimare. Gli anziani tossiscono, i più sudano. Troppo orgogliosi i montanari, troppo fieri per chiedere a un piangiano di rallentare. Gli stanno dietro e stringono i denti, guai a chi si lamenta!

Sono le undici del mattino quando arrivano alla Madonna Dei Fiori. E' record. Questo tempo qua si farà fatica a batterlo.
Gli anziani e i bambini si riposano, c'è chi si sdraia sull'erba, chi tira fuori un panino. Per la prima volta Gregorio si guarda intorno, contemplando la primavera. Si ricorda di quando era bambino e aveva rovesciato un barattolo di giallo sul pavimento della cantina del padre. Suo padre l'aveva sgridato, ma le macchie restarono a lungo su quel pavimento e non erano brutte a vedersi. Ecco, gli sembra che si siano rovesciati mille barattoli sulla natura, viola, gialli, bianchi, e non avrebbe mai pensato che anche il cielo odorasse di fiori. E' una cosa bella. Ogni petalo è una goccia che la natura ha rovesciato per terra e nessuno la sgriderà perché è tutto così elegante che dovrebbe restare sempre così. Se le tiene nella mente, quelle macchie, questi fiori, perché giù in città nessun ciottolo è così bello e allora bisogna conservare la vista di questo bosco per provare a vivere quassù e farsi coraggio.

Gregorio è il primo che va a rendere omaggio alla piccola statua della Madonna. Prova a chiederle un miracolo per il suo male e il miracolo arriva.
Si inginocchia, abbassa il capo e finalmente si guarda i piedi. D'un colpo capisce il dolore, l'occhiataccia di Marino, i discorsi dei paesani. Nel momento di infilare le vecchie scarpe era talmente distratto e intimidito dalla sua stessa decisione che non si era nemmeno accorto di aver messo la destra nel piede sinistro e viceversa

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