Diario ruvido - Marxisti-Leninisti



Ricordo il periodo universitario in cui andavo alle riunioni dei marxisti-leninisti (che non ho mai capito che cazzo significasse dato che un marxista non può definirsi leninista, avendo Lenin ribaltato le idee di Marx, ma lasciamo stare), andavo a ste riunioni, anzi alla riunione dato che al primo incontro mi trovai circondato da sti smilzi barba lunga pantaloni corti che lasciavano intravedere calzettoni a rombi e ci aggiungevano pure maglioncino marrone e occhiali spessi, roba che neanche la più scontata delle caricature - dicevo - ero andato a sta unica riunione perché c'era una figa che mi piaceva e mi ero pure lasciato coinvolgere perché al terzo tipo incazzato che veniva a parlare ripetendo la parola "rivoluzione" avevo cominciato a crederci anch'io che questi qua avrebbero fatto la rivoluzione per davvero. 
Poi mi sono guardato bene intorno esaminando questi maglioncini collo alto, queste scarpe nocciola, queste barbe unte di non so quale pomata alla cipolla - ho pensato: ma io sono davvero così? 
Da lì in poi ho letto meglio Marx e più lo leggevo più pensavo che non ci capivo un cazzo e se non ci capivo un cazzo io che mi ritenevo pure intelligente (ai tempi non bevevo, non fumavo, leggevo e basta e avevo una buona considerazione del mio cervello - ora no) mi chiedevo che cazzo ci capivano gli eserciti di barbe unte che non azzeccavano un congiuntivo, ma volavano placidi su teorie economiche complesse. 
Poi lessi Nietzsche e da lì in poi la mia breve avventura politica è terminata in un secco e plateale: ma che cazzo me ne frega.

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