Diario ruvido - Hyper



Strizza i suoi occhietti da pazzo poi fa un sorriso ebete segno inequivocabile che mi ha riconosciuto. 
“Ciao Boris”. 
“Non sono Boris, chi cazzo è Boris? Hyper sono Jean, ho bisogno di farmi”. 
“Allora mio caro Jean allora sei arrivato proprio tardi”. 
“Non puoi aver finito tutto dev'esserci qualcosa, un po' di coca analogica, quella da sniffare col naso”. 
“Se ti accontenti di roba analogica...” fa per alzarsi ma non si regge in piedi, casca per terra, la guancia sul marmo fosforescente del pavimento. 
“Se ti accontenti di roba analogica ne ho ancora un po' nel culo” biascica sbavando. Poi ha un sussulto, striscia per terra sbattendo come la coda mozzata di una lucertola, si tira giù le braghe non so neanch'io come semplicemente dimenandosi a terra. 
“Serviti amico mio, serviti”. E' immobile, le chiappe al vento e la polverina che erutta dalle chiappe come una lava di sabbia bianca. Non ho voglia di infilare il mio naso lì dentro gli dico di rivestirsi che forse Kocinscky ha ancora qualcosa. 
Lui dice che fa niente che se non la voglio io allora si concederà il dessert. Si contorce su se stesso come un cane che tenta di azzannarsi la coda, cerca di avvicinare il naso all'ano una cosa talmente impossibile che rischia di spezzarsi la schiena e allora ci rinuncia e si schiaffa un'altra usb in vena.

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