Diario ruvido - Pimpa



Poco dopo l'apertura arrivano due ragazzini. Tirano fuori i libri, geografia. Dieci minuti dopo ne arrivano altri tre.
Gli ultimi arrivati hanno un solo obiettivo: intralciare lo studio dei primi.
Fanno casino. Disturbano i secchioni, li prendono in giro.
Mi alzo e li richiamo.
“Silenzio o andate fuori”.
Torno alla mia postazione. Ancora casino. L'aria trasandata non mi avvicina a un modello di comportamento credibile.
“Cazzo di quaderno hai sfigato?”. In effetti il secchione ha un quaderno della Pimpa e ai miei tempi avrei tormentato fino alle lacrime un poveretto col quaderno della Pimpa.
Ma ora no, sono il tutore dell'ordine e qui nessuno disturba nessuno, lunga vita alla Pimpa.
Apro il cassetto, scanso i moduli e afferro la colt.
Guardo i casinari dal mirino e faccio una X sui loro volti.
Uno di loro è marocchino. PAM!
Il secondo è macedone. PAM!
Il terzo è rumeno. PAM!
I due secchioni sono italiani. Lasciano cadere le penne, sudano freddo, hanno paura. Guardano il sangue, guardano me, guardano i cadaveri, guardano me. PAM! PAM!
Così, tanto per dimostrare che non sono razzista.

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