Diario ruvido - Chat-man 2

Chat-man è puntuale come sempre, si piazza sul suo trono – frenetico, nevrotico. Ma non l'avevo ammazzato? E' uno zombie – dovevo tagliargli la testa.
Mi alzo, vado in ufficio e schiaccio un interruttore. Ho scoperto che c'è questa levetta che controlla la centralina del modem. Click, tutto spento.
“Nooo, accidenti, noooo!”
Puf, internet sparito. Chatman è a pezzi.
Dieci minuti dopo torno in ufficio. Click, riparte tutto.
Chat-man fa una risata da Babbo Natale in una qualunque imitazione bonaria e si vanta ad alta voce che gli sono arrivate 50 notifiche. Altro che Pippo e Paperoga, questo dev'essere cresciuto a Mini Pony.
Torno in ufficio, click, sento un urlo. Torno da chatman e gli faccio, cosa c'è, è saltato internet di nuovo?
“Sì, dannazione!”
“Eh, ultimamente lo fa un po' troppo spesso”.
Stavolta lascio l'interruttore spento e chat-man se ne starà immobile fino alle diciannove, con l'espressione desolata di chi ha perso un proprio caro e rimane lì davanti alla tomba, davanti al computer disconnesso, nella speranza che torni a camminare per rivivere i bei momenti insieme.
Se ne va, è a terra. Internet è morto, se ne farà una ragione. E' sulla soglia, lancia un'ultima occhiata allo schermo. La croce rossa sull'icona della connessione continua a confermagli che niente, non c'è speranza. Abbiamo fatto il possibile, ma il paziente se n'è andato. Ora è in cielo, nel paradiso delle connessioni. Dove internet non salta mai e si viaggia a quattrocentomila giga al secondo.

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