Diario ruvido - Chatman

Le cinque del pomeriggio. E' l'ora di chat-man. Controllo meglio, le cinque e zero cinque. E' in ritardo, magari oggi non viene. Le cinque e zero sei.
Eccolo.
Il pelato si presenta in biblioteca tutti i giorni trafelato, come se dovesse concludere affari di vitale importanza. Se il computer è occupato mugugna, soffre, si agita. Ha bisogno di chattare. Fa pressione psicologica su chi controlla la tastiera, gli gira intorno, soffia. Finalmente ha la meglio, l'altro se ne va.
Oggi il computer è libero, sgombro, illuminato da un potente raggio di sole che colpisce il tasto invio.
Chat-man si frega le mani, emozionato come un bambino prima di saltare sulla giostra.
E' libero?” chiede.
Scandaglio teatralmente la biblioteca, scrutando il vuoto che ci circonda. Non ritengo ci sia bisogno di dire “Sì, è libero”, odio sprecare parole quando c'è già il silenzio a parlare per me.
Posso, è libero?” insiste il pelato.
E' libero”. Battaglia persa.
Chat-man si fionda sulla tastiera come un cane sulla ciotola, non esiste più niente per lui, da qui in poi è inutile parlargli, non risponderà, non si accorgerà di nulla.
Tic-tic-tac. Chatta.
Avrà trentacinque anni, ne dimostra cinquanta – quindici anni di chat ne hanno sdoppiato la vita sommando le età.
A volte ridacchia tra sé – quel sorriso compiaciuto di chi ha azzeccato la frase ad effetto per la topa di turno. Tic-tic-tac.
Penso che sarebbe ora di mettere fine alla sua esistenza anonima.
Apro il cassetto dei moduli e tiro fuori la colt, piazzandomi proprio davanti al poveraccio. Quello non si accorge di nulla, tutti i suoi sensi sono concentrati nei polpastrelli. Tic-tic-tac.
Premo il grilletto – un colpo in fronte, un fiore rosso che si apre nella pelata.
La chat è ancora aperta, l'alter-ego sopravvive, muto, spaventato. Un trattino luminoso che lampeggia in attesa di una parola. Il battito del cuore. Nessuno fiata. Sparo altri tre colpi in rapida sequenza il primo colpisce il tasto CONTROL poi ALT poi CANC.

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