Soggetto "Kill The Cinema"

Quello che segue è il soggetto che ho scritto per un cortometraggio (o meglio, un millimetraggio) della durata di 100 secondi.
Non avendo mai trovato il tempo e il materiale per realizzarlo personalmente, ho deciso di mettere online il progetto, in modo tale che se qualcuno volesse farsi carico della regia e della realizzazione concreta dello stesso, potrò finalmente veder compiuta quest'opera, anche se mi sarò limitato a scriverla e non a dirigerla.
Quindi ringrazio in anticipo chiunque si dimostri interessato a questo soggetto che personalmente trovo molto promettente e ricco di significati meta-artistici. Penso ci sarebbero buone possibilità di farlo partecipare a diversi concorsi nazionali e internazionali e di vincere qualche premio.
Chiunque volesse intraprendere questo obiettivo è pregato di contattarmi tramite e-mail (catoblepa@msn.com) o cellulare (3396083281).
Non fate i bastardi. Se lo girate senza contattarmi e senza citarmi come sceneggiatore, prima o poi lo verrei a sapere e avreste dei guai legali, dato che ho già provveduto a proteggere l'opera da questo genere di vigliaccherie!


Kill the Cinema

TITOLI DI TESTA
Dal nero dello schermo si dipana il lamento di un violino straziato che prosegue durante l’apparire dei titoli di testa. Essi sono strutturati secondo una scena in piano sequenza, ambientata all’interno di un locale notturno scarsamente illuminato.
Per terra vi sono due bossoli di proiettile, evidenziati da cerchi in gesso disegnati sul pavimento. Poco oltre, tra le macchie di sangue, ecco un mazzetto di banconote e un assegno strappato. Sopra una cifra con molti zeri vi è scritto “Produced by” e il nome del produttore.
Più avanti la visuale si eleva verso l’attaccapanni, ove sono appesi un cappello bianco da tipico gangster e un vestito gessato bianco sporco di sangue. Dal taschino spunta un biglietto, sul quale una ragazza ha impresso l’impronta rosso-viva delle proprie labbra con un bacio. Il biglietto reca la dicitura “Costumes:” e il nome della costumista.
Proseguendo si scorge di sfuggito la sagoma di un morto disegnata sul pavimento, per poi giungere a un tavolo su cui è appoggiata una bustina trasparente utile alla conservazione delle prove: all’interno di essa è stato riposto un rossetto aperto. Sull’etichetta attaccata alla busta vi sono le parole “Make up:” e il nome della truccatrice.
Ancora sul tavolo, poco oltre un pennelino per il rilevamento delle impronte digitali, sono state sparse alcune foto della scena, scattate da una Polaroid. Vi sono quella di un cadavere steso a terra, quella delle macchie di sangue e quelle dei diversi angoli del locale. Sullo spazio bianco sotto a una di esse qualcuno ha scritto col pennarello “Director of photography:” e su quella accanto il nome del direttore della fotografia.
La musica nel frattempo cresce, si fa più concitata: al violino iniziale si aggiunge il resto di un’orchestra che eleva man mano il pathos della scena. Sopra al lucido bancone sono stati lasciati dei guanti neri e vicino ad essi è appoggiata la custodia aperta e vuota di un violino. Su un cartellino appoggiato lì accanto per segnalare la prova (prova numero 5) si legge “Music by” e il nome di colui che ha curato la colonna sonora.
Con la musica che incalza si arriva veloci all’uscita del locale: sotto la luce dei lampioni sono stati riposti tre cadaveri: il primo è vestito da barista e l’abito è sporco di sangue. Egli è scalzo: all’alluce porta appesa la targhetta per il riconoscimento delle salme. Vi è scritto il nome dell’attore seguito da “as the barman”.
Il secondo uomo è stato già chiuso in un lungo sacco nero: la cerniera arriva fin quasi al collo e spunta solamente la testa. A fianco del suo volto vi è un documento d’identità chiuso, appoggiato su un block-notes sul quale si intravede un appunto scritto a mano: il nome dell’attore insieme alle parole “as Jonny Grey”.
La terza vittima è una donna discinta, con due labbra rosso-vive, alquanto attraente, anch’essa scalza: sul cartellino appeso all’alluce di un piede c’è scritto “And with” e sul cartellino dell’altro piede vi è segnato il nome dell’attrice che precede la dicitura “as Vanity”*.
Poco più in là, sotto un albero, è stata gettata l’arma del delitto. Attaccato al tronco sopra di essa vi è un cartello con su scritto “Wanted”. Appena sotto compare il nome del regista, sotto al quale c’è scritto “Writer and director”. Nella parte inferiore del cartello è segnalata la ricompensa per la cattura del criminale. La sinfonia esplosde nella sua potenza e l’immagine si alza verso il cielo notturno in cui appare tonante il titolo di testa: “KILL THE CINEMA”.
Segue una sfumatura in nero, la musica si spegne e sullo sfondo buio scorrono in verticale i titoli di coda, i quali ribadiscono il ruolo che ogni persona ha svolto nella realizzazione del cortometraggio: attori, produttore, regista, tecnici, eccetera.

*(Il personaggio di Vanity potrebbe essere interpretato da un nome conosciuto, in modo tale da accrescere le aspettative dello spettatore e da rendere ancor più sorprendente il fatto che il ruolo che ella interpreta sia effettivamente quello del cadavere nei titoli di testa. In tal caso nel primo dei due cartellini sui suoi piedi comparirebbe una scritta che evidenzi la partecipazione straordinaria di tale attrice.)

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