QUESTO E QUELLA

Si gira e si rigira sotto le coperte, tremendamente spolte e intrise del sudore dell’altra.
La lunga e bianca schiena dell’altra.
S’avvolge su sé stesso, portando la testa laddove prima aveva i piedi, controllando il proprio corpo dormiente da là sotto, verificando che il suo pene si trovi ancora lì tra le sue gambe.
Il pelo brinoso sulla vagina dell’altra.
Rotola piano fin sul pavimento, dal quale ascolta come gli indiani (orecchio a terra) il respiro dell’altra.
Il petto danzante dell’altra.
Striscia come i militari nelle trincee (s’alternano i gomiti avanti a lui) circumnavigando il letto dell’altra.
I piedi spogli dell’altra. S’alza e li appoggia a terra. No, non a terra. Sulla schiena umida dell’altro, che è andato a farle da scendiletto.
“Perché m’hai scopata?” Grida quella da sotto la doccia.
“Perché me l’hai chiesto.” Grida quello, il finestrino abbassato, da dentro la macchina.
E mette in moto.
Quello apre il baule nel deserto di campagna.
“Perché l’hai scopata?” Domanda quest’altra uscendo dal baule.
“Perché non so dire di no.” Risponde il solito slacciandosi la cintura dei pantaloni.
“Allora scopa anche me.” Dice quest’altra sdraiandosi sull’erba del prato. Scomparendo nell’erba del prato. La lunga erba del prato deserto.
Non la trova più. Cammina di qua e di là, ma nonostante questo non gli riesce di trovarla.
Per colpa dell’erba.
La lunga erba del prato deserto.
Ed eccolo inciampare su quest’altra ancora.
“E tu chi sei?” Domanda lui, ora sdraiato accanto a quest’altra ancora.
“Chi sei tu, piuttosto! Io stavo dormendo, cosa vuoi?”
“Cercavo una che devo scopare, ma non la trovo più.”
“Be’, allora scopa me.” E nel mentre si slaccia la camicetta. La camicetta già spolta e bagnatissima.
“Ti è piaciuto?” Chiede lui, riallacciandosi i pantaloni. In piedi, davanti all’azzurro di un cielo bollente.
“Certo. E perché mi hai scopata?” Chiede la sua voce da dentro il prato. Ma lei non si vede. E’ tornata dentro il prato. Si vede solo il prato nel mentre che lei parla.
La lunga erba del prato deserto.
“Perché me l’hai chiesto.” Grida il solito, il finestrino abbassato, da dentro la macchina.
E mette in moto.
Apre il baule: “Ah, ecco dov’eri!”
E’ quella di prima. Se ne sta nel baule, incazzata. Seria. Più triste che incazzata.
“Mi hai tradita ancora.” Più incazzata che triste: “Stronzo, che cosa ci provi ad andare a letto con tutte?”
“E tu?
Che cosa
Ci provi
A startene
Nel mio
Baule?”
Richiude il baule e dall’oscurità d’un baule appena richiuso non è difficile udire i lamenti di quello che fa sesso con una.

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