Mister Lui e Lucio Fontana (Articolo)

In ogni forma d'arte e nel concetto stesso del "fare arte" è sempre implicito un particolare sottoinsime dell'espressione creativa, riassumibile nel volgare "questo potevo farlo anch'io". Così, puntualmente, davanti a un'opera di Fontana o di Mirò ci si ritrova affiancati da un "brillante fruitore" che liquida tale creazione con un secco "e questa sarebbe arte? Potevo farlo anch'io". Certo, chiunque di noi sarebbe stato in grado di tagliare la tela con un coltello ed esporre il risultato in una mostra, ma fatto sta che ci ha già pensato Fontana, che alla base c'è una teoria, una concezione dell'arte, con tutto il bagaglio conseguente di rottura, innovazione, sperimentazione, comunicazione. E una volta che l'ha fatto lui non ha più senso che lo faccia un altro. La grandezza dell'opera sta nell'idea e nel pensiero che l'hanno generata, non nella difficoltà e nel tempo necessario a produrla. Da qui a Mr.Lui il salto è grande. Mr.Lui fa arte, considerando che le sue clip non hanno alcuna funzione pedagogica, descrittiva o referenziale, ma vanno semplicemente godute di per sé stesse, come espressioni in quanto tali, conservando perciò una connotazione estetica. Arte semplice, arte misera, arte riproducibile da chiunque. Un'arte alla Fontana, dunque? Non credo. Qual'è il motivo che ha indotto Mr.Lui a creare quei filmati rapidi e essenziali? Dov'è la teoria di fondo, l'idea, il colpo di genio? Lasciamo che risponda lo stesso Mr. Lui, del quale trascrivo queste testuali parole: "Ho fatto molta ricerca sia a livello scientifico, sia di intrattenimento per poter confezionare un prodotto che piacesse ai bambini, per poter regalare loro un sorriso in poco spazio a disposizione. Ho cercato tecnicamente lo stile delle comiche del passato (camera sempre fissa senza stacchi) unito ai mezzi moderni (colori e suoni e rumori digitali) per un connubio a mio avviso ottimale." L'unico fine, a quanto pare, sarebbe quello di divertire i bambini. Ma allora stiamo parlando di una sorta di barzelletta, di pernacchia, di smorfia, di verso strambo atto a far fare un sorriso ad uno spettatore giovane. Parlare di espressione artistica in Mr.Lui sarebbe come dire che un genitore che fa una faccia buffa di fronte al figlio neonato sta compiendo grosso modo quello che fa un attore teatrale nel momento in cui interpreta l'espressione del personaggio che incarna. Sarebbe come dire che un libro con i suoni di quelli per bambini va catalogato tra le opere di narrativa classica. E allora, direte voi, che c'è di male? Mr.Lui non fa arte, punto. Il problema è che quella di Mr. Lui è una forma ambigua in cui la "pernacchia" è cammuffata da videoarte. Perché? Perché non c'è nulla che identifichi una sua clip come "smorfia per bambini". Non è collocata in un programma per bambini, ma tra i cartoni, laddove è consueto peter trovare forme d'arte come alcune pubblicità. Non sponsorizza un prodotto, non è referenziale riguardo a qualcosa, bensì autoreferenziale. Non è come il libro dei suoni che è collocato nello scaffale "libri per bambini", non è come il giocattolo. Il giocattolo non è una scultura moderna perché lo trovo in un negozio di giocattoli e non in una mostra. Se vedo un giocattolo esposto in una mostra allora penso che sia un'opera d'arte contemporanea e non un giocattolo. Mr.Lui non è referenziato, non è catalogato e ho perciò il diritto di fruirne come opera d'arte. I cartoni animati stessi possono essere arte e perciò il fatto di venire dopo Dragonball, non ne identifica lo status. E perciò, concludendo, in quanto opera d'arte non ha significato, dato che è lo stesso Mr. Lui ad averci spiegato qual'è l'unica chiave di lettura delle sue clip. E quindi, infine, posso giudicarle come clip di merda.
Nicolò Gianelli, ottobre 2006

1 commento:

Andrea ha detto...

Va bene, l'approccio "potevo farlo anch'io" è stupido per definizione. Va bene, è necessario innovare, rompere, sperimentare. Ma questa definizione implicita d'arte è riduttiva in sé: posso prendere un foglio bianco, disegnarvi sopra un solo punto, e fantasticare di parlare di infinito, d'uomo e di solitudine ma se non sarò in grado di *emozionare* allora avrò solo disegnato un punto o fatto a pezzi una tela. Ma la domanda è... Fontana emoziona qualcuno?