Una nuova dittatura (Articolo)

Le reazioni scaturite nel mondo islamico a seguito delle parole pronuncite da Benedetto XVI all’università di Ratisbona stanno delineando uno scenario inquietante.
La mia tesi è che ci troviamo a fare i conti con una nuova forma di dittatura. E se non è ancora dittatura completa, tale diventerà nel prossimo futuro. Che tipo di dittatura? Esercitata da chi?
Si tratta di una dittatura culturale, che colpisce la libertà di pensiero e di espressione degli uomini. Essa è esercitata dall’informazione e dal potere islamico nei confronti di “noi occidentali” (uso termini semplicistici) e, in forma differente, sulla comunità musulmana stessa. Ho detto “esercitata dall’informazione e dal potere islamico”, non dalla “popolazione islamica”.
Siamo ancora veramente liberi di comunicare ed esprimere i nostri pensieri? Non credo. Almeno non senza il rischio di reazioni violente derivanti da ciò che diciamo.
L’equazione è semplice e minacciosa: esternare un determinato modo di pensare equivale alla quasi certa ripercussione aggressiva nei confronti di chi rappresenta tale presa di posizione.
Voglio dire: se durante il fascismo scendevi in piazza ad urlare “abbasso Mussolini”, potevi star certo che saresti stato pestato ed arrestato. Questa è una dittatura. Esprimi un determinato concetto? Verrai punito. Traduzione: ci sono cose che non si possono più dire. Non potrai parlar male di Mussolini. O almeno: dille, ma non ti lamentare se poi ti picchiamo. Esattamente ciò che avviene nel mondo oggi.
Media e poteri forti islamici esercitano questa forza coattiva nei confronti della gente musulmana che, istruita da tali organi, castiga la società occidentale.
Si stanno creando dei tabù, delle forme artistiche ed espressive dalle quali è meglio tenersi alla larga, dei binari da cui non bisogna uscire. E tale linea di tendenza si accentuerà sempre più col passare del tempo.
Una “dittatura esterna”, un controllo costante sulla nostra testa esercitato “dal di fuori”, un Grande Fratello extracomunitario, nel senso letterale del termine.
Detto ciò ci sono due precisazioni che voglio aggiungere a tale ragionamento, al fine di fugare alcune probabili incomprensioni.
Il primo è che a me non interessa verificare qui la fondatezza, l’esattezza, la condivisibilità delle espressioni che suscitano le reazioni violente del mondo islamico. Non condivido nulla del pensiero di Joseph Ratzinger, sono un ateo avverso ad ogni forma religiosa e ho criticato duramente Fallaci e soci negli ultimi anni. Ma il problema è la libertà del pensiero, di qualunque schieramento e connotazione esso sia.
In secondo luogo sono il primo a sostenere che anche i nostri media non sono da meno, che siamo costantemente disinformati e controllati. Ma il discorso qui è diverso. Al Jazeera, i capi religiosi islamici eccetera esercitano una pressione violenta nei nostri confronti. Ed è per questo che parlo di dittatura. Il popolo musulmano diventa un tramite, che subisce anch’esso gli effetti di tale scenario. Venendo disinformato dai propri “capi”. Anche noi veniamo male informati riguardo alla società islamica, ma non credo che il più importante giornale dell’Iran abbia qualcosa da temere nel caso titolasse che la religione di Maometto è la migliore.
Detto questo aspetto pareri e commenti riguardo a questa teoria.
Nicolò Gianelli, ottobre 2006

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