Politiche 2006. Replica alle obiezioni sulla teoria "statistica" (Articolo)

Allora, comincio subito ringraziando il buon Alberto per le obiezioni competenti e interessanti sollevate alla mio articolo "politiche 2006, teoria statistica". Mi scuso per il ritardo di questa replica, ma purtroppo sono impegnato su diversi fronti e perciò i tempi finiscono inevitabilmente per allungarsi…
Dunque, per quanto riguarda la non completa casualità dell’arrivo progressivo dei voti scrutinati (elemento che differisce tale disamina dall’analisi del lancio di un dado) sono pienamente d’accordo, ma il mio ragionamento non è esente da approssimazioni e questo avrei dovuto specificarlo. Tale approsimazione, però, non arriva a modificare la mia asserzione. La tesi della maggior efficienza di regioni come l’Emilia Romagna o la Toscana è senz’altro pertinente e a quanto pare spiegherebbe l’iniziale vantaggio del centrosinistra che si è andato via via attenuando con l’arrivo dei risultati di regioni (come la Sicilia) di schieramento opposto e di minor efficienza.
Io stesso ho dapprima pensato che questa fosse la spiegazione più plausibile, ma al momento non ne sono affatto convinto. Tale argomento, difatti, mi sembra piuttosto una spiegazione a posteriori del tipo “se le cose sono andate così, allora bisognerà supporre che ciò dipenda dall’efficienza”, una posizione che arriva dopo, ma che mi appare vaga e fumosa.
Cosa vuol dire “efficienza”? Se significa che ci sono zone d’Italia in cui i lavoratori svolgono i loro compiti con maggior virtù, cossicché è risaputo che al nord si produce meglio e più in fretta che al sud, allora non vedo perché la Lombardia, il Veneto o il Piemonte (aree di centrodestra) non rispondano presente all’appello delle regioni efficienti. Anzi, il nord preso nel suo insieme vede trionfare la Casa Delle Libertà. Se invece l’efficienza pertiene alla rapidità con cui gli spogli giungono a Roma dipendendo dalla distanza geografica che essi debbono percorrere, allora i risultati più immediati corrisponderebbero a quelli del Lazio, regione di sostanziale parità e anzi in maggior parte di centro destra. Se infine l’efficienza dipendesse da un mix di fattori, allora le proiezioni iniziali dovrebbero corrispondere grossomodo all’effittivo andamento dell’Italia presa nelle sue caratteristiche complessive, senza perciò avere motivo di presentare grosse differenze tra i primi spogli e quelli successivi.
Ma c’è un altro fattore che distribuisce casualità per tutta l’Italia. Si tratta cioè del fatto che il numero di votanti per ciascun seggio non è del tutto costante. Enrico Saguatti (un amico, scrutatore veterano) mi ha confermato che a un seggio possono corrispondere 820 persone, ad un altro 670, e così via. Diviene dunque normale una varianza del 10% nel lavoro che differenti seggi sono chiamati a svolgere. E questa variabile è ovvio supporla equamente distribuita per tutto il territorio nazionale, senza alcuna concentrazione di zona. La rapidità del lavoro di un seggio, perciò, dipenderà anche (in gran parte) da questo. Per non parlare dell’astensionismo, il quale può essere più ampio in una zona e più contenuto in un'altra, sollevando seggi differenti da diverse quantità di lavoro. Potremmo dunque ritrovarci un seggio che seppur dotato di “minore efficienza” deve svolgere il 20% in meno delle operazioni di un efficientissimo seggio toscano. Il che farà sì che il flusso dei dati pervenga con un andamento che sarebbe azzardato classificare “prevedibile”: una corrente quanto mai discontinua e soggetta a tutte quelle variabili che l’affermazione “Emilia e Toscana sono in pole” lascerebbe definitivamente da parte.
Ultima considerazione: se poi siamo convinti che arrivino per primi i voti tendenzialmente di sinistra e poi tutti gli altri, allora bisognerebbe individuare un riscontro che evidenzia tale inclinazione anche nelle elezioni del passato. Il problema è che nelle regionali dello scorso anno l’andamento fu piuttosto dissimile: il centrodestra si disse assai soddisfatto al momento delle prime proiezioni, ma con l’andare del tempo si capì che a vincere fu proprio la sinistra, con una rimonta che in ogni caso non fu affatto paragonabile e speculare a quella attuata quest’anno dal Berlusconi e soci. Dobbiamo allora supporre un’efficienza “a singhiozzo” che certe volte è evidente e altre volte no?

Venendo al secondo punto devo dire che nemmeno io so di preciso cosa ho inteso per azioni di mafia in un contesto di vuoto istituzionale… Non so, i miei sono solo sospetti, ho visto il terreno buono per qualcosa di grosso, ma quel qualcosa non ho idea di cosa possa essere. Se devo espormi, direi che l’ingovernabilità avrebbe permesso alla mafia (e alla politica ad essa correlata) di muovere grossi capitali a proprio piacimento. Non so, credo che non dovremmo più immaginarci il tipico mafioso come un omaccio coi baffetti, la coppola in testa e il mitra a tracolla, ma piuttosto come un elegante brizzolato con le scarpe lucide e la ventiquattr’ore in mano. Penso che questo ci aiuterebbe a comprendere la trasformazione che la malavita organizzata ha attuato in questi anni. Dopotutto fanno più soldi così, quindi perché continuare a sparare di qua e di là scappando in motorino?
Ringrazio ancora Alberto che sono certo non mancherà di apportare nuovi appunti a queste considerazioni e saluto tutti quanti ricordando che ammazzare Berlusconi sarebbe un errore imperdonabile che porterebbe alla divinizzazione del personaggio e alla prolificazione di tanti piccoli e nuovi berlusconcini. Quindi lasciamolo vivere e godiamoci il suo declino.
Nicolò Gianelli, aprile 2006

4 commenti:

Bruttoformo ha detto...

Naturalmente va da sé che puoi pubblicare anche la mia risposta alla tua prima e-mail sul sito (anzi è meglio, altrimenti non si capisce molto della replica), se ce l'hai ancora.
Le tue obiezioni sono molto giuste, in effetti la mia era una riflessione che avevo buttato lì senza approfondire molto, dettata più che altro dall'elementare considerazione che nelle vicende umane non sempre si possono applicare gli stessi ragionamenti che intervengono in eventi puramente aleatori (come il lancio di dadi). Ripensandoci meglio, le obiezioni che ho mosso potrebbero spiegare una certa tendenza nell'andamento degli scrutini, ma in questo caso la progressiva diminuzione dello scarto è così netta e monotona che i miei argomenti da soli non possono bastare.
Le acque si sono smosse grazie all'inchiesta di Deaglio, staremo a vedere...

Bruttoformo ha detto...

Ho letto che vogliono sbattere dentro Deaglio per "diffusione di notizie false".

A questo punto avremmo né più né meno che un vero fascismo.

Antonio ha detto...

Perdonatemi se scrivo con molto ritardo su questo post.
Però dopo il 2006 si è potuto iniziare a seguire con più precisione
l'andamento dei vari spogli.
E nel 2008-2009-2013-2014 è stato identico all'"incriminato"2006.
Nel 2008 all'inizio dello spoglio PDL-LN al 43% e PD-IDV al 37,5%.
Poi il CDX sale fino al 46,8% ed il CSX cala al 37,5%.
Nel 2009 alle europee all'inizio PDL e PD al 30% ciascuno,poi il PDL cresce fino al 35,3% ed il Pd cala al 26,1%.
Nel 2013 con 10000 sezioni scrutinate il PD-SEL è al 33,3% ed il CDX al 24,7%.
Poi il PD-SEL scenderà al 29,5% ed il CDX salirà al 29,2%.
Nel 2014 con 7000 sezioni scrutinate il PD ha il 43,6%,Forza Italia il 14,2%
e la Lega il 5,3%.
Poi però il Pd calerà al 40,8%,Forza Italia salirà al 16,8% e la Lega al 6,2%.
Quindi vi è sempre stato un trend simile al 2006.
Appunto perchè nella prima fase degli spogli arrivano più sezioni dalle regioni rosse,più veloci a scrutinare.
A meno di non sostenere che Berlusconi abbia ripetuto brogli da fuori dal ministero anche in tutte le elezioni sucessive al 2006.
Più che altro mi stupisce che molti statistici dopo avere urlato al broglio nel 2006,poi non abbiano seguito anche le elezioni successive.

Antonio ha detto...

Errata corrige,nel 2008 volevo dire che all'inizio degli spogli PD-IDV erano al 41,5% e PDL-LN al 43%