Ken il guerriero (racconto)

Un branco di malvagi teppisti punk circondò Ken. Uno di loro, la cui cresta viola occupava un'area di sei metri quadrati, leccò il proprio coltello e sogghignò. La bava di quell'infimo vandalo filiforme colava dalla lama affilata, frammista a sangue e bile. Non passò molto tempo prima che quell'esaltato morisse dissanguato, con la lingua mozzata e il pugnale tra i denti.- Siete una massa di idioti- sussurrò Ken a un altro vandalo che fece la stessa fine del primo. Circa la metà degli avversari di Ken cadde a terra senza vita a causa di quella stupida abitudine di leccare i coltelli. Ken allora si passò il pollice sulle labbra, piegò le ginocchia tenendo una gamba flessa in avanti e l'altra indietro, preparò i pugni in segno di aggressione, si fece passare un soffio di vento fra i capelli, eresse il proprio pene in maniera spropositata, accennò un lieve sorriso con l'angolo della bocca e fece cenno agli avversari di avanzare.Vistolo così sicuro di sé i punk digrignarono i denti tutti insieme contemporaneamente, dando vita ad una singolarissima versione stridente di “final count-down”, colonna sonora di Rocky. Esaltati da quell'eroico motivo prodotto dai loro denti, rizzarono le creste, sollevando un intenso e profondo odore di forfora e gel.Ken si mostrò degno dell'affronto. Tutt'altro che intimorito schioccò le proprie nocche con una sequenza rapida e ripetuta che risultò essere degna dei più frenetici ritmi tribali dei tamburi dei popoli africani. Non contento di ciò chiuse l'assolo con un triplice schiocco delle ossa del collo, rumore che risuonò per tutta la valle, provocando un cupo annuvolamento del cielo.I punk, ribollenti d'invidia, impugnarono le proprie catene e le fecero roteare nel cielo con una classe e una leggiadria tali che nessuna danzatrice del mondo sarebbe risultata degna d'uno spettacolo talmente elegante e raffinato. Non ancora soddisfatti si disposero in un batter d'occhio a piramide rovesciata, con uno sotto che reggeva il peso di tutti gli altri. Quelli in cima continuavano a roteare le catene, tanto che la visione d'insieme pareva rappresentare un magico fiore nell'atto di sbocciare. Non-curanti dello sforzo, i teppisti, così disposti, piegarono tutti il capo in avanti, in modo tale che le creste colorate formassero la scritta “Fuck you”. Che poesia nei loro gesti!A questo punto Ken, tranquillissimo, si spolverò un po' le spalle, dato che il roteare delle catene aveva sollevato qualche granello di sabbia. Fatto ciò venne avanti, tenendo gli occhi bassi e sgranchendosi le spalle, quasi fregandosene dello spettacolo impressionante dell'esibizione dei punk.. Giunto di fronte a colui che reggeva tutta la piramide lo guardò negli occhi, sottintese un fuggevole sorriso e gli infilò un dito nel marone destro (Colpo della nocciolina).- Ho appena colpito un tuo punto di pressione- disse Ken guardandolo fisso. L'avversario non accennò il minimo indizio di dolore, la sua arte di atleta circense gli imponeva di mascherare con un sorriso ogni sintomo di sofferenza. Si trattava di veri e propri professionisti che, coerenti fino in fondo, non potevano in alcun modo rovinare l'armonia di generale leggerezza che il loro numero acrobatico riusciva a trasmettere. Ken ci restò un po' male, il suo avversario era lì, di fronte a lui, e, invece di dar sfogo al dolore atroce che certamente quel colpo gli stava procurando, esibiva un'indeformabile espressione di letizia, servo fino all'ultimo di quell'esercizio spettacolare.Quelli in cima continuavano a far girare le catene nel cielo, il fiore era sempre lì che sbocciava e tutto ciò stava irritando non poco il povero Ken. - Te lo ripeto- sussurrò con tono pacato, cercando di nascondere la rabbia, - ho colpito un tuo punto di pressione molto particolare. All'interno del tuo corpo ci sono le vene che si stanno attorcigliando sempre più strette intorno ai tuoi nervi, è dolorosissimo, puoi gridare, se vuoi-. Niente da fare. La vittima del colpo continuava a fissare il vuoto, tenendo per sé tutta la sua sofferenza, sorridendo come se stesse guardando un bambino felice giocare sui prati.Ken era furente. Non voleva lasciar intendere che stava perdendo il controllo, con apparente tranquillità ficcò l'indice nell'altro testicolo del vandalo (Colpo del Drago Dorato). E ce lo infilò per bene, ormai aveva tutta la mano in quel pacchetto lacerato, cominciò a girare il dito in senso orario, sentiva bene la carne che s'attorcigliava intorno all'unghia. Sangue grumoso gli colava fin sul polso, ma Ken continuava a girare la mano, allargando sempre più il buco nello scroto nemico. Mentre faceva questo guardava fisso negli occhi l'artista che aveva di fronte: voleva cogliere anche il più piccolo e impercettibile cenno di sofferenza in quel limpido volto di ghiaccio.L'arte di un numero perfetto deride colui che tenta di distruggerla: il vandalo che reggeva il peso di tutti cominciò a sudare, a sudare copiose gocce di dolore, ma il suo sorriso restò invariato, così come i suoi occhi dolci. - Colpendoti questo nuovo punto di pressione- ricominciò Ken con voce seria e profonda, - ho fatto sì che tutta la carne del tuo corpo si espanda verso l'interno e si indurisca sempre più, schiacciando inesorabilmente ossa, intestino, tutto quanto. Dentro di te si sta compiendo una tragedia e tu non dici niente?-.Come descrivere la sofferenza che il povero Ken era costretto a subire? Stava sfoderando i suoi colpi migliori e non un solo gemito era in grado di esaltarli. Cieco di odio verso quel farabutto, raccolse tutto quel po' di auto-controllo che dentro di sé ancora riuscì a rintracciare e, strinta la cappella dell'avversario tra l'indice e il pollice, la schiacciò con un sol colpo (Colpo che fa male). Il rumore del violentissimo atto fu simile a quello di una bottiglia di spumante che viene stappata. La cappella, della forma di una moneta viola, venne poi strappata via.- A questo punto, dentro di te, il sangue sta girando libero nell'organismo. Ogni globulo rosso s'è trasformato in una dura punta acuminata, stai venendo perennemente trafitto da spilli infiniti. Il tuo stesso cervello è in ogni istante bucherellato da milioni di globuli assassini e ancora te ne rimani tranquillo nella tua letizia?-
Ken si allontanò, il sole stava tramontando, il fiore-piramide-umana continuamente sbocciava nell'eternità dell'arte e Toki e Rei, vedendo sparire Ken all'orizzonte, là dove il giorno finiva, non poterono fare a meno di scambiarsi un bacio d'amore eterno e di passione.- Non sei più quello di una volta- disse Toki, seduto di fronte a Ken, riscaldato dalla fiamma che ancora consumava gli ultimi ceppi raccolti. - Ma ti assicuro che quel tale ha sofferto come un cane, non è colpa mia se non ha gridato, i miei colpi erano perfetti...-. - Non mi riferisco a questo- rispose Toki, mentre intanto staccava un braccio al povero Rei e lo gettava nel fuoco per ravvivare la fiamma. - Allora vuoi dire che ho girato tutto il giorno nudo anche oggi?- Toki annuì, il suo sguardo era cupo e severo, si mise ad osservare le stelle, pareva molto stizzito. - Scusami, Toki, è che da quando ho ucciso Shin non ci sono più con la testa. Voglio dire: era un mio amico, e adesso che non ho più nemmeno Giulia mi sento così solo... ho bisogno di affrontare un nuovo avversario, un avversario vero, difficile, in modo da distrarmi da questi pensieri... Raul, sì, Raul andrebbe bene: perchè non mi organizzi un incontro con lui?-Toki strappò le unghie di Rei, che ancora dormiva beato, e cominciò a sgranocchiarle. - La vedi la stella della morte?-. Ken scrutò attento il cielo, ma non la vedeva: - no, non la vedo-. - Dai su, concentrati...- -Mi dispiace deluderti, Toki, ma non la vedo...-. Toki, infastidito dall'insolenza del fratello, diede una gomitata sul naso di Rei e lo svegliò. - Rei-, disse Toki, - mostra a Ken che anche tu riesci a vedere la stella della morte...-. - No, Toki-, rispose Rei, constatando che gli mancava un braccio, - forse tu ci tieni molto, ma sinceramente non la vedo...-. A questo punto Toki s'arrabbiò veramente, conficcò il dito nella fronte di Rei (Colpo mortale del dito nella fronte di Rei) e gli diede tre giorni di vita. - La vedi ora?- domandò con voce potente, - Sì, Toki, riesco a vederla, grazie per avermi concesso questa opportunità...-. Rei tremava tutto, gli colava sangue dalle labbra e, se Toki non gliele avasse strappate prima, gli sarebbero anche saltate via le unghie.Impietosito dalla disgustosa scena di Rei che soffriva, Toki decise di porre fine al dolore dell'amico. - Adesso, Rei, ti darò una pillola, ingerendo la quale morirai all'istante, senza dover sopportare questi tre giorni d'inferno...- Toki cominciò a cercare nelle tasche, ma non la trovava. Si rivolse a Bart, che dormiva accanto a Ken. - Bart, qui ho le tue pillole per il mal d'auto, ma non trovo quella che fa morire, non è che l'ho data a te per sbaglio, confondendola con quelle per il mal d'auto? Bart... Bart... BAAAAAAART!!!! NOOOO!!!!- Ebbene sì, Bart giaceva morto lì per terra e quel che è peggio fu che di pillole per morire ce n'era una soltanto e quindi Rei avrebbe dovuto soffrire le pene dell'inferno.Il giorno dopo Toki e Rei si svegliarono molto presto, quando ancora il fresco della brina lambiva la valle. Non trovando Ken e Lin, pensarono subito che sicuramente erano andati a seppellire il povero Bart. Prima di raggiungerli, però, non poterono, accarezzati da una così soffice brezza mattutina, fare a meno di scambiarsi un bacio d'eterno amore e di passione. Anzi, amore molto breve, non certo eterno, dato che a Rei restavano solo pochi giorni di vita.Raggiunsero Ken quando questo aveva appena finito di richiudere la fossa e, appoggiato alla pala, si asciugava la fronte. - Ho seppellito Bart- disse lui con le lacrime agli occhi. Toki appoggiò una mano sulla spalla del fratello e, con fare pacato, quasi paterno, gli parlò molto adagio: - Ken, capisco che da quando hai ucciso Shin non ci sei più con la testa, ma...- - Questo, Toki, cosa c'entra?- lo interruppe Ken. - Vedi: se Bart giace disteso qui di fianco al cumulo di terra, chi cavolo hai seppellito lì sotto?- - LIIIIIIN!!!!!!NOOOOO!!!!!!!- (Colpo del ti ho sepolta viva). I nostri tre eroi camminavano stanchi verso l'ultima città in cui era stato visto Raul. Stanchi perchè affamati, così affamati che erano più affamati di un uomo (quando è affamato). Rei, vedendo che i compagni di viaggio erano affamati, si staccò l'altro braccio. - Tenete-, disse, - mi resta poco da vivere, a me non serve più...-. Ken e Toki lo osservarono con una strana espressione, - non fate complimenti, questo basterà a sfamare voi due, io non mangerò...-. - Mio caro Rei- gli disse Toki con tono moderato, - durante il viaggio ho avuto modo di ripensare al colpo che ti ho inflitto... mi sono ricordato che non si tratta di un colpo irreversibile: una pressione adeguata sul polso è sufficiente per annullare la mossa e permetterti di tornare alla normalità... ti avrei restituito la vita appena arrivati in città, ma ora come cavolo faccio a premerti il polso se sei rimasto senza polsi?-. Rei sgranò gli occhi, si mise a piangere e a strillare. - Stai calmo, Rei, forse lo possiamo ancora riattaccare... Ken, passami il braccio-. Ken non rispose... Toki e Rei si voltarono verso di lui. Ed ecco Rei tornare a piangere disperato: Ken aveva ancora tra i denti un lungo osso e le labbra sporche di sangue: - Che c'è ragazzi?- domandò, con la bocca piena di cibo e pezzetti di carne che cadevano a terra, - l'hai detto tu, Rei, che potevamo mangiare...-.
Arrivati in città corsero subito verso la piazza, dalla quale provenivano urla strazianti. In mezzo alla folla, disposta a cerchio, c'era lui, Raul, che aveva sollevato un nonnino indifeso tenendolo per la testa. - Dì il mio nome, stupido vecchio!-, ordinò Raul, tenendo premute le dita sulle tempie. - Non lo so, davvero non lo so, ti prego lasciami, ho una nipotina da sfamare...-. Mentre Rei porgeva una propria gamba alla nipotina del vecchio, incoraggiandola a sfamarsi, Ken, incappucciato, travestito da monaco, si fece largo tra la folla. Purtroppo, nel farsi largo, aveva colpito qualche punto di pressione qua e là, facendo saltare in aria mezza dozzina di poveri innocenti. - Cosa posso farci-, si autogiustificò, - se il 90 % della superficie del nostro corpo è ricoperta da punti di pressione?-. Giunto in prossimità di Raul bisbigliò al vecchio il nome dell'avversario. Raul stava già dicendo: - Guarda che se non lo sai non è una cosa poi così grave, non è che ti ucci...-, ma il vecchio, felice e pieno d'orgoglio, fidandosi del suggerimento di Ken, lo interruppe e gridò: - Jagger, sì, il tuo nome è Jagger!-. La testa esplose in mille schizzi di sangue e materia cerebrale, Raul si pulì le mani sulla giacca e puntò l'indice al cielo: - Sono Raul, re di Hokuto, guai a confondermi con pivellini come Jagger-. Un fulmine saettò nel cielo e un fragoroso tuono irruppe nella valle.Toki s'avvicinò a Ken: - Vai è il tuo momento, affrontalo e dimostra a tutti che sei tu, Ken Shiro, il re di Hokuto!-. - Ken Shiro?- domandò stupita una ragazza travestita da palazzo diroccato lì di fianco. Quella si tolse il travestimento e Ken, pieno di gioia, esclamò: -Ma tu sei Giulia!-. - No, sono Mamia, non mi riconosci?- - Scusa, ho notato che di recente ho qualche difficoltà a riconoscere le persone... ma tu, Mamia, cosa ci fai qui? Vattene, è pericoloso!-. - No-, disse lei, - devo affrontare Raul per vendicare il colpo mortale che egli ha inlfitto a Rei... lo vedete, là in fondo, come soffre? Solo Raul può averlo ridotto così...-. Toki si grattò un po' la testa imbarazzato e, quando Mamia stava già sfoderando i suoi jo-jo per combattere con Raul, egli la tirò indietro con uno strattone, ma subito si accorse del danno. L'aveva infatti afferrata per un punto di pressione, quello che spinge la vittima a desiderare di far sesso sfrenato con la prima persona pelata che vede (Colpo di Pantani).- Io vado ad affrontare Raul, augurami buona fortuna- disse Ken rivolgendosi a Toki. Egli però non lo degnò di un solo sguardo, sembrava non gliene fregasse nulla di quello che il fratello gli aveva appena detto: era lì, seduto per terra, si stava rapando a zero con un rasoio elettrico. Ken non capì, alzò le spalle e si strappò di dosso la tunica, il suo travestimento. - Ken, non vorrai dirmi che sei venuto per sfidarmi?-, domandò Raul, sghignazzando. - Come hai fatto a riconoscermi?- si stupì Ken, - non mi sono ancora tolto i baffi finti e la parrucca da Elvis!- - Ma è semplice: chi vuoi che si presenti nudo in mezzo alla piazza oltre a te?-. In effetti Ken, sotto il travestimento, non aveva niente. Imbarazzato s'appiccicò la parrucca sul sedere e i baffi finti sull'organo riproduttivo. - Eccomi, sono pronto a combattere!-.Raul fece un fischio e subito accorse il suo gigantesco cavallo. Saltò in groppa e scese dall'altra parte. Fece un altro fischio e il gigantesco cavallo corse via, sparendo chissà dove. - Allora combattiamo-, disse. Ken s'infilò un dito su per il naso, si colpì il punto di pressione desiderato e i suoi muscoli si gonfiarono a dismisura. - Anzi,- esclamò, togliendosi l'indice dalla narice quando i bicipiti avevano raggiunto la dimensione voluta, - è ora che sono pronto a combattere-. Sogghignò. Allora Raul fece ancora una volta un fischio e nuovamente accorse il suo gigantesco cavallo. Saltò in groppa e scese dall'altra parte. Fece un altro fischio e il gigantesco cavallo corse via per la seconda volta, sparendo chissà dove. - Allora combattiamo-, disse.Ma Ken Shiro si scrocchiò le nocche a mo' di nacchere spagnole, dando vita un rapido tango davvero niente male. Chiuse l'esibizione con un quadruplo schiocco delle ossa del collo e una rosa tra i denti. Rei, imbarazzatissimo, fu l'unico ad applaudire e tutti quanti, per ancora molto tempo, si domandarono come cavolo avesse fatto. - Anzis-, disse Ken con tipico accento spagnolo, - es adiesso che mi sonos preparados!-. Chiusura di chitarra inscenata da Toki.Allora Raul fece il solito fischio, ma stavolta s'udì da lontano un nitrito feroce che gli esperti di cavalli nella piazza dissero assomigliare, in gergo equino, più o meno al nostro “fottiti”. Un'anziano stalliere sostenne invece che quel verso significasse “sono sottopagato e malnutrito”, ma nessuno ascoltò la sua versione, a parte, forse, il povero Rei. Raul alzò le spalle e capì che era davvero giunto il momento di combattere.
Raul partì subito alla grande: infilò una mano nel petto di Ken e ne estrasse i polmoni (Colpo del respira se ne sei in grado!). In un istante se li mangiò. Ken avvertì un forte dolore e si sentì subito male. Nella sua mente sentiva risuonare in continuazione la melodia di “siam tre piccoli porcellin” e gli parve inoltre di avere delle visioni: voltandosi verso il pubblico gli sembrò di vedere Mamia nuda in mezzo ad una folla di pelati, tanto che credette di trovarsi circondato da un gruppo di malati di cancro. Voltandosi verso Rei gli parve di vederlo ridotto a corpo con la testa, col cavallo di Raul accanto che lieto si cibava dell'altra sua gamba. Ristabilitosi dal colpo, Ken Shiro si gettò contro l'avversario e, infilatagli una mano nel petto, si riprese i propri polmoni e se li rimise in corpo (Colpo del come vedi ne sono in grado). Li aveva però montati alla rovescia: respirando, infatti, svolgeva ora una funzione analoga a quella degli alberi: consumava anidride carbonica e produceva ossigeno. Non se ne curò più di tanto e continuò a combattere.Raul appoggiò rapido una mano sul terreno e, come fosse un ballerino di break-dance, sollevò i piedi fino a sfiorare il volto di Ken. A Ken parve fin troppo facile schivare quella mossa, ma non s'avvide che già il fetore emanato dai piedi di Raul lo stava intossicando (Colpo puzzolente della tigre greca dalla pelle di cobalto). Una serie di odori sgradevoli s'insinuò nelle narici di Ken Shiro: egli avvertì dapprima un intenso aroma di pecorino sardo stagionato, seguito dal pungente profumo dello sterco di carcassa di gnu, al quale si accompagnò il tipico odore del fungo ascellare. Un profondo puzzo di muffa divertente, infine, gli fece quasi del tutto perdere i sensi.Ken tentò di reagire con una delle sue mosse migliori, il colpo dei cento pugni (Colpo dei cento pugni), ma lo stordimento causatogli da quel gas nauseabondo gli provocò qualche difetto di precisione, tanto che di quei cento pugni solamente pochi raggiunsero il bersaglio desiderato.
Ma vediamo nel dettaglio che cosa ognuno di quei colpi centrò:1: referto medico di uno spettatore malato di cancro che assisteva al combattimento/ 2: naso di vecchina affacciata al balcone/ 3: sequoia secolare al centro della piazza/ 4: pappagallo estinto nord-americano dal becco blu/ 5: Giuliano Ferrara/ 6: di nuovo Giuliano Ferrara/ 7: Giuliano Ferrara dice: “oh, ma lo fai apposta?” e sa ne va/ 8: terreno sabbioso/ 9: aria/ 10: punk impassibile che tuttora regge la piramide umana capovolta/ 11: terreno roccioso/ 12: squadra di carabinieri accorsi su segnalazione di Giuliano Ferrara/ 13: Raul...anzi, no/ 14: sì, sì: Raul/ 15: no, è uno che gli somiglia/ 16: vecchina affacciata al balcone che è stato constatato assomigliare moltissimo a Raul/ 17: la vecchina dice: “oh, ma lo fai apposta?” e se ne va/ 18: drago con sette teste e quattro code/ 19: Mamia/ 20: squadra di carabinieri accorsi su segnalazione della vecchina/ 21: i carabinieri dicono: “oh, ma lo fai apposta?” e se ne vanno/ 22: orecchio sinistro di Rei che si stacca/ 23: un certo Sacromet, vagheggiatore che gridava di aver costruito una casa in cui tutto era permesso/ 24: squadra di carabinieri accorsi su segnalazione dei carabinieri/ 25: squadra di naturalisti accorsi in seguito all'abbattimento della sequoia e all'uccisione del pappagallo estinto/ 26: denti di Rei/ 27: grossa gelatina in via di espansione del colore della pece/ 28: Toki/ 29: Ken/ 30: carroarmato israeliano guidato da un nazista/ 31: carroarmato nazista guidato da un sovietico/ 32: carroarmato sovietico guidato da un israeliano/ 33: fondamentalista palestinese guidato da un carroarmato/ 34: carroarmato guidato da un carroarmato/ 35: puffo burlone/ 36: foglietto abbandonato con su scritto “ma quanti cazzo di colpi mancano ancora?”/ 37: Raul/ 38: l'ombelico di Rei che si stacca/ 39: l'ombelico del mondo/ 40: un tipo davvero buffo/ 41: un malato di cancro tra il pubblico/ 42: membro dell'associazione per la preservazione dei malati di cancro accorso in aiuto del malato di cancro/ 43: membro dell'associazione per la preservazione dei membri dell'associazione per la preservazione dei malati di cancro accorso in aiuto del membro dell'associazione per la preservazione dei malati di cancro/ 44: Raul/ 45: membro dell'agenzia/ 46: orecchio destro di Rei che si stacca/ 47: Shin che, ancora vivo, era accorso in aiuto di Ken/ 48: medico che stava visitando Shin dicendo che c'era ancora qualche speranza/ 49: altro medico che stava visitando Shin dicendo che ormai non c'erano più speranze/ 50: madre dei due medici colpiti la quale sperava ancora che non fossero morti entrambi/ 51: prete che stava già celebrando i funerali di Shin, dei due medici, della madre dei due medici e di sé stesso, avendo preveduto d'essere il bersaglio numero cinquantuno/ 52: foglietto anonimo con su sritto: “ho superato la metà”/ 53: un inutile coniglio senza scopo/ 54: Ken/ 55: Giulia che, ancora viva, era accorsa da Ken per dirgli che l'avrebbe sposato e che il loro matrimonio avrebbe generato un figlio che nel prossimo futuro avrebbe condotto la battaglia contro i robot, sempre che un robot venuto dal futuro non avesse ucciso o lei o il bambino/ 56: altro prete che stava già celebrando il funerale di Giulia e che, siccome ormai si era capito come sarebbero andate le cose, stava celebrando in anticipo anche il suo stesso funerale e quello della squadra membra della società per la difesa dei preti/ 57: squadra membra della società per la difesa dei preti accorsa per protestare per la morte dei due preti/ 58: squadra membra della società per la difesa delle altre società accorsa per protestare per l'uccisione di tutti i membri delle varie società arrivati durante i cento pugni/ 59: lord Henry Wotton, contento d'aver ricevuto anche lui un pugno mortale perchè, come dice lui, “solo i pugni mortali conducono alla vita”/ 60: un fogliettino di carta stropicciato con su scritto “sessanta”/ 61: busto di Rei che si stacca/ 62: Raul/ 63: un meteorite gigantesco giunto quasi a contatto con la Terra/ 64: la Luna/ 65: Gino Paoli, ma molti sostennero che si trattasse di uno che gli somigliava/ 66: il vero Gino Paoli/ 67: uno che assomigliava moltissimo a Gino Paoli, ma che molti sostennero essere il vero Gino Paoli/ 68: una rivoluzione proletaria/ 69: Toki, che là dietro continuava a colpire strani punti di pressione di Mamia/ 70: un foglietto unto e mezzo strappato con su scritto “settanta”/ 71: una moto davvero speciale/ 72: la cucina più amata dagli italiani/ 73: la cuccia più amati dai cani/ 74: il cane più amato dagli italiani/ 75: l'italiano più amato dai cani/ 76: la cuccia più amata dalle cucine/ 76: un uomo giovane e malforme/ 77: Raul/ 78: me/ 79: un bersaglio di un tiro a segno nella piazza con conseguente vincita di un facocero di pezza/ 80: un pezzettino di carta velina, sudicia di lacrime amare, con su scritto “chiamami”/ 81: un pezzettino di carta pettinato col gel, fighettino, con la giacca di pelle, con su scritto “no”/ 82: un pezzettino di carta obeso e prossimo alla menopausa con su scritto “stiamo degenerando”/ 83: una sequoia secolare al centro della piazza (ebbene sì, ce n'erano due, ora sono finite)/ 84: Ken/ 85: ...l'ottantacinque fu saltato/ 86: collo di Rei che saltò via/ 87: mazzo di fiori in finto polistirolo di dubbiosissimo gusto/ 88: un asino cotto/ 89: famigliola di poveracci disperati perchè quell'asino cotto ridotto in frantumi era il loro unico cibo/ 90: calotta cranica di Rei offerta da quest'ultimo come fonte di cibo ai superstiti della famigliola/ 91: sfere del drago or ora radunate da un gruppo di volenterosi che desideravano riportare i vita tutte le vittime dei cento pugni/ 92: una sequoia secolare al centro della piazza (...?...)/ 93: disgustoso tortino a base di riguata (preparato fatto di catarro e succhi gastrici) e ravioli/ 94: disgustoso odore della salsa al wisky e cipolle dell'osteria della Betty/ 95: osteria della Betty/ 96: la Betty/ 97: Raul che, con grande sorpresa di tutti, si era travestito da Betty/ 98: Gino Paoli che, con grande sorpresa di tutti, si era anch'egli travestito da Betty/ 99: una dozzina di Betty sparse qua e là per la piazza/ 100: un bigliettino dorato con scritte lucenti e armoniose, recante la frase: “ho finito, porca vacca boia!”/ 101: Raul/ 102: un curiosissimo cucciolo di dalmata/ 103: Ken, ma non ne sono sicuro/ 104: ben sei dei sette nani/ 105: finto gelato in vinavil/ 106: un folletto poco elegante, poco educato, privo di giudizio/ 107: una scarpa/ 108: basta/ 109: il facocero di pezza.
I pochi colpi subiti da Raul bastarono a farlo indietreggiare quel tanto che fu sufficiente a dare il tempo a Ken di spiccare un enorme balzo (furono in molti, però, a sostenere che quel salto fu opera in realtà della sua controfigura, un animaletto molto simile a un coniglio dagli scopi alquanto dubbi). Ken precipitò dall'alto col braccio teso e il dito pronto a conficcarsi nella fronte di Raul. Il piano di Ken Shiro era infatti quello di non far capire all'avversario da dove sarebbe piombato, dato che Raul, per vederlo, avrebbe dovuto alzare lo sguardo e sarebbe certamente stato accecato dal Sole...che astuzia! Purtroppo, però, era ormai notte fonda, Raul lo vide benissimo e lo accecò con una grande torcia che teneva pronta nel taschino. Ken, privato della vista, conficcò il proprio dito in un punto a caso nella testa di Raul che, per una incredibile botta di culo, era proprio un punto di pressione mortale (Colpo a random). L'intenzione di Ken era infatti soltanto quella di colpire il punto che avrebbe apportato la calvizie in Raul (Colpo di Pantani, versione 2.0) e fu solo per questo caso fortuito che ora aveva la vittoria in pugno.Raul non fu da meno: colpì in contemporanea lo stesso identico punto nella testa di Ken (Colpo), tanto che ora si trovavano entrambi coi secondi contati. - Ti restano solo trenta secondi di vita-, disse Ken, ancora steso e dritto come un bastoncino, conficcato nella fronte di Raul. Raul lo guardò e sorrise, tuttora teneva anch'esso il dito piantato nella fronte nemica, Ken restava sospeso su di lui. Conoscendo ora il tempo che Ken Shiro gli aveva concesso, girò leggermente l'indice all'interno del cranio dell'avversario, regolando i secondi che rimanevano a Ken. - Ecco fatto-, sorrise, - a te invece ne restano soltanto quindici...come vedi morirai prima di me-. Ma Ken non perse la calma che da sempre lo contraddistingue, ruotò l'indice che teneva in Raul e reimpostò la sua morte: - Non mi è stato difficile regolare il tuo orologio: fra soli cinque secondi non sarai che un mucchietto d'ossa...sarai tu il primo a morire-. Raul si fece estremamente serio in volto, da vero professionista qual era si mantenne lucido e paziente. Ruotò ancora un po' il proprio indice ed abbassò ulteriormente il tempo di Ken. Parlò molto svelto: - Fra un secondo morirai, mi dispiace, ciao!-. Strinse gli occhi come per prepararsi al botto, ma Ken Shiro fu rapidissimo: in un istante infinitamente breve, ruotò ancora un po' il suo dito e, sveltissimo, pronunciò la seguente frase ad una velocità incredibile: - Tu invece avresti già dovuto morire quaranta secondi fa, muori, viscido verme fucsia d'argento!-. Pronunciò talmente veloce quelle parole che nessuno può dire se ciò che disse fu esattamente questo, soprattutto il finale, fatto sta che a questo punto Raul era già morto da quaranta secondi, ancora prima, quindi, di colpire Ken che, a quanto pare, non doveva più morire.
L'unico problema fu che Ken era tuttora cieco. Toki, tutto pelato, venne a complimentarsi con lui. Teneva tra le mani il povero Rei, ridotto ormai a testa senza nemmeno più la parte superiore del cranio, lo appoggiò un attimo per abbracciare il fratello vincitore e pronunciò, nell'orecchio di Ken, una frase talmente toccante che lo stesso Rei, là sotto, si mise a piangere commosso: - Bravo Ken-, gli sussurrò immagonato, - hai avuto culo-. I due si sedettero e anche Mamia li raggiunse. - Sono fiera di te, Ken-, esclamò gioiosa e vitale, - hai avuto davvero un gran culo!-. I tre erano seduti su rocce al centro della piazza, tutti gli abitanti, ormai, se n'erano andati a dormire e nel silenzio della notte, sotto un cielo brillante di stelle, Toki volle dare un lieto annuncio a Ken: - Sai, fratellino,- i suoi occhi erano lucidi, strinse a sé Mamia e si fece forza, - io e Mamia abbiamo deciso di sposarci... sono l'uomo più felice del mondo...-. Purtroppo, però, stringendo a sé Mamia, l'aveva colpita in un punto di pressione molto particolare, quello del romanticismo estremo (Colpo del Gargoyle scanalato): tale colpo fece sì che Mamia tornasse ad amare colui che per primo aveva amato, donna del tutto romantica non poteva ora scordarsi della sua prima passione: Rei. - Dov'è Rei? Voglio vedere Rei, ditemi dov'è...-. - Era qui per terra fino a un momento fa-, rispose Ken sorpreso, - io non posso vederlo, sono cieco, ma mi stupisco che non lo vediate nemmeno voi: non può certo essere rotolato via...-. - Ken- la voce di Toki era triste e rassegnata, - io e Mamia ci siamo seduti su di una roccia, ma tu, invece, sei seduto su qualcos'altro...-. - REEEEEEEEI!!!!!NOOOOOO!!!!!!- l'urlo di Mamia divampò per tutta la città, tanto che ogni bambino, destato da quel grido, s'affacciò alla finestra, intonando, con una candela accesa in mano, malinconici canti di Natale. - Ragazzi, comprendetemi: sono cieco!-, esclamò Ken, ma tanto nessuno lo ascoltava più.Mamia, in lacrime, raccolse la testa senza vita di Rei e, in una scena oltremodo commovente, se la portò di fronte al suo giovane viso e baciò quelle fredde labbra violacee. - Posso rimediare, dopotutto sono pur sempre Ken Shiro, re di Hokuto, conosco un'infinità di punti di pressione-. - Ken, fermati!-, urlò Toki, col braccio teso, ma ormai era troppo tardi: - Tenendo premuto un pollice contro una tempia e l'altro pollice contro l'altra, posso riportare in vita un cadavere (Colpo vita-morte)... ovviamente la stessa tecnica applicata a un vivo provoca un immediato decesso, ma come posso confondere la testa di Mamia con quella di Rei? Sarà il mio spirito a guidarmi e il mio spirito mi dice che i due volti sono molto ravvicinati... dovrò concentrarmi-. -MAMIIIAAAAA!!!!NOOOOOO!!!!!!-. L'urlo di Toki tuonò nella città, tanto che ogni bambino, destato da quel grido, s'affacciò alla finestra, intonando, con una candela accesa in mano, feroci canti in stile cross-over rivolti come insulti a coloro che, ancora nella piazza, continuavano a privarli del meritato riposo.- Ken, ti prego, rifai quella mossa, riporta in vita Mamia, concentrati, non puoi sbagliarti, te la sto porgendo proprio davant...- Ken, per la seconda volta, attuò quella terribile mossa: Toki gridò parole strazianti: -TOOOOOOKIIIIII!!!!NOOOOOO!!!!!!-... quelle furono le ultime due parole che egli pronunciò... morì. L'urlo stridulo di Toki entrò nelle case della povera gente ed ogni bambino, destato dal grido, scese in strada e, con una candela accesa, diede fuoco ai tre cadaveri...- Nessuno potrà più riportarli in vita-, mormorò Ken, ripensando ai tre suoi amici inceneriti, osservando da lontano la città che andava in fiamme. - Non bisogna disturbare il sonno dei fanciulli...- detto ciò s'incamminò verso l'orizzonte, in direzione del tramonto. L'ombra lunga del malinconico Ken tremava accarezzando il rosso terreno della valle, una lenta melodia s'alzò nel cielo frammista a titoli di coda scritti in giapponese. Un vecchietto disse “fate silenzio” e subito partì la pubblicità, troncando di netto la sigla finale.

Nessun commento: